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Università “La Sapienza”, Roma
Sezione di Endocrinologia, Dipartimento di Medicina Sperimentale

Epidemiologia del diabete

Diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 può manifestarsi in qualsiasi età, ma la sua incidenza raggiunge un picco durante la pubertà e diminuisce rapidamente in seguito. Possono essere colpiti entrambi i sessi durante l’infanzia, mentre di solito nell’età giovane-adulta insorge più frequentemente nei maschi. L’epidemiologia del diabete di tipo 1 è stata valutata da molti studi condotti a livello globale. La sua prevalenza varia notevolmente tra i diversi paesi, tra le regioni di uno stesso paese e tra i diversi gruppi etnici ​*​(1). Secondo i dati dello studio EURODIAB, la prevalenza del diabete di tipo 1 è aumentata ogni anno dello 0,6 – 15%. I dati di altre statistiche internazionali mostrano un aumento del 2,0-3,0% all’anno​†​ (2).
Il diabete di tipo 1 presenta una maggiore prevalenza nelle popolazioni di origine europea, ma sta diventando più frequente anche in popolazioni di etnia diversa. In Europa i tassi più alti di diabete durante l’infanzia si riscontrano in Scandinavia e nell’Europa nord occidentale, con un’incidenza compresa tra 57,4 casi / 100.000 all’anno in Finlandia e 3,9 / 100.000 in Macedonia nei bambini di età compresa tra 0 e 14 anni ​‡​(3). Negli ultimi decenni, è stato segnalato un aumento dell’incidenza del diabete di tipo 1 tra i bambini e gli adolescenti di tutto il mondo (2). La più alta incidenza si osserva nei paesi scandinavi e in Sardegna (Italia), mentre il tasso più basso del mondo si osserva in Cina (1).
La prevalenza del diabete di tipo 1 in Italia risulta essere tra lo 0,4 e l’1 per mille. L’incidenza è compresa tra i 6 e i 10 casi per 100.000 per anno nella fascia di età da 0 a 14 anni, mentre è stimata in 6,72 casi per 100.000 per anno nella fascia di età da 15 a 29 anni. Fa eccezione la Sardegna che ha un’incidenza di diabete giovanile tra le più alte del mondo, pari a 55.6 casi per 100.000 per anno nella fascia di età di 0-14 anni ​§​(4).
La prevalenza del Latent Autoimmune Diabetes in Adults (LADA), una forma di diabete autoimmune a insorgenza tardiva, risulta pari al 4.5% secondo stime ottenute attraverso il dosaggio degli anticorpi anti GAD e IA-2A​¶​(5). La classificazione del diabete diventa più complessa nei soggetti di età più avanzata e non ci sono quindi stime accurate dell’incidenza nella fascia di età superiore ai 40 anni. Un sottogruppo di individui che ha sviluppato diabete in età avanzata con caratteristiche cliniche tipiche del diabete di tipo 2 risulta infatti positivo agli autoanticorpi GAD. Tali individui sono più magri e più a rischio di progredire verso la terapia insulinica, ma non è chiaro se rappresentino un sottotipo distinto di diabete o semplicemente la fine della distribuzione del diabete di tipo 1 all’interno della popolazione.

Diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 ha assunto le caratteristiche e le dimensioni di una vera propria emergenza sanitaria a causa della sua elevata prevalenza; infatti poche altre malattie non trasmissibili hanno mostrato un aumento così drammatico negli ultimi decenni. Secondo stime attuali, si contano nel mondo circa 415 milioni di soggetti affetti da diabete (oltre il 90% di questi è affetto da diabete di tipo 2) e questo numero è destinato ad aumentare a 642 milioni nel 2040 ​#​(6).
L’Italia ha una prevalenza più bassa rispetto ad altri grandi paesi europei come Germania, Francia e Spagna, sia per gli adulti tra 45 e 64 anni sia per la popolazione anziana.
L’ISTAT ha rilevato che alla fine degli anni ’80 la prevalenza del diabete noto era pari al 2.9%. I dati riportati nell’annuario statistico ISTAT 2017 indicano che il diabete interessa il 5,4% degli italiani, pari a oltre 3 milioni di persone. I valori standardizzati, che tengono conto del cambiamento nella composizione per età e sesso della popolazione italiana nel corso degli anni, indicano un incremento del tasso di prevalenza del 90% negli ultimi 13 anni (dal 3.9% nel 2001 al 4,8% nel 2014)​**​ (7).
I dati del 2017 dell’Osservatorio ARNO dimostrano che il tasso di prevalenza totale del diabete è pari al 6.3%, quasi un punto percentuale in più rispetto ai dati ISTAT. Dallo stesso registro ARNO è altresì emersa una differenza di genere nella prevalenza del diabete che risulta pari al 6.6% negli uomini e al 5.9% nelle donne. Quasi il 65% delle persone con diabete di tipo 2 si colloca nella fascia di età pari o superiore ai 65 anni. Circa 1 paziente su 5 ha età pari o superiore a 80 anni, circa il 2% ha età inferiore a 20 anni e circa il 35% dei soggetti è in età lavorativa (20-64 anni). La prevalenza fra i 20 e i 49 anni è maggiore nelle femmine mentre fra i 50 e gli 80 anni è superiore nei maschi. La prevalenza complessiva è maggiore nei maschi (Figura 1)​††​ (8). Per quanto riguarda la diffusione del diabete per area geografica in Italia, secondo i dati ISTAT, la prevalenza è mediamente più alta nel Sud (6,1%), con un valore massimo registrato in Calabria, e più basso nel Centro (5,7%) e nel Nord (4,6%), con valore minimo stimato nella provincia di Trento ​‡‡​(9).
La dimensione del problema, la diffusione a tutte le fasce d’età, la gravità delle complicanze associate alla malattia fanno del diabete uno dei maggiori problemi sanitari su scala globale. I dati della International Diabetes Federation suggeriscono che ogni anno 5 milioni di decessi sono direttamente attribuibili al diabete, per lo più a causa di malattie cardiovascolari. (6) Dal momento che il rischio di diabete di tipo 2 è modificabile in larga misura attraverso cambiamenti dello stile di vita, vi è un enorme potenziale per rallentare questa pandemia.
Obesità e sedentarietà sono rilevanti fattori di rischio per la salute in generale, e ancora di più per la patologia diabetica: l’obesità è il principale fattore di rischio modificabile per il diabete di tipo 2, e vi è una relazione esponenziale tra indice di massa corporea e rischio di diabete di tipo 2.

Bibliografia


  1. ​*​
    1. Craig ME, Hattersley A, Donaghue KC. Definition, epidemiology and classification of diabetes in children and adolescents. Paediatr Diabetes. 2009;10(Suppl 12):3–12
  2. ​†​
    2. Soltesz G, Patterson CC, Dahlquist G, EURODIAB Study Group. Worldwide childhood type 1 diabetes incidence—what can we learn from epidemiology? Pediatr Diabetes. 2007;8(6 suppl):6–14
  3. ​‡​
    3. Patterson CC, Dahlquist GG, Gyürüs E, Green A, Soltész G; EURODIAB Study Group. Incidence trends for childhood type 1 diabetes in Europe during 1989–2003 and predicted new cases 2005–20. Lancet. 2009;373(9680):2027–33
  4. ​§​
    4. Bruno G, Maule M, Biggeri A, Ledda A, Mannu C, Merletti F, Songini M; Sardinian Group for Diabetes Epidemiology. More than 20 years of registration of type 1 diabetes in Sardinian children: temporal variations of incidence with age, period of diagnosis, and year of birth. Diabetes. 2013;62(10):3542-6.
  5. ​¶​
    5. Buzzetti R, Di Pietro S, Giaccari A, Petrone A, Locatelli M, Suraci C, Capizzi M, Arpi ML, Bazzigaluppi E, Dotta F, Bosi E; Non Insulin Requiring Autoimmune Diabetes Study Group. High titer of autoantibodies to GAD identifies a specific phenotype of adult-onset autoimmune diabetes. Diabetes Care. 2007;30(4):932-8.
  6. ​#​
    6. International Diabetes Federation. IDF Diabetes Atlas. Eighth Edition 2017. http://www.idf.org/diabetesatlas
  7. ​**​
    7. ISTAT. Annuario statistico italiano 2017. http://www.istat.it/it/archivio/207188.
  8. ​††​
    8. Osservatorio ARNO diabete. Il profilo assistenziale della popolazione con diabete. Rapporto 2017. Volume XXX.
  9. ​‡‡​
    ​9. ISTAT. Annuario statistico italiano 2017. http://www.istat.it/it/archivio/207188.

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