Origini del diabete
Nell’antichità il diabete veniva descritto come una malattia del rene e confuso con altre cause di poliuria, l’eccessiva produzione di urina; infatti, la parola “diabete” deriva dal verbo greco diabàino che sta per “passare attraverso”. L’introduzione della parola diabete è attribuita ad Areteo di Cappadocia, medico greco vissuto a Roma nel secondo secolo d.C., il quale descrisse per la prima volta la triade clinica della patologia: sete, poliuria e disidratazione *(1). Si fa invece risalire a Thomas Willis, scienziato britannico vissuto nel diciassettesimo secolo, la scoperta del sapore dolce delle urine dei diabetici; in realtà, pare che egli abbia aggiunto l’aggettivo “mellitus” dopo studi fatti su testi antichi, probabilmente riferibili ad Avicenna, medico e filosofo arabo del secondo secolo d.C., che aveva propriamente assaggiato, per primo, le urine dei malati. La possibile presenza di zucchero nelle urine fu confermata, all’inizio del diciannovesimo secolo, dall’introduzione di test biochimici per misurare la concentrazione di glucosio nelle urine, e, più tardi, per misurarne i livelli nel sangue. A partire da queste valutazioni, si ipotizzò che nel diabete la poliuria fosse causata da un eccesso di glucosio nel sangue e che questo fosse prodotto in maniera eccessiva dal fegato. La funzione del fegato nella secrezione di glucosio e nella regolazione della sua quantità in circolo fu messa in evidenza per la prima volta da Claude Bernand nella seconda metà dell’Ottocento. Inoltre, nel 1869, Paul Langerhans descrisse multipli agglomerati di cellule nel pancreas, le cosiddette isole di Langerhans, deputate alla produzione di ormoni, tra cui l’insulina. In seguito, nel 1889, Oskar Minkowski e Josef von Mering, effettuarono la rimozione chirurgica del pancreas in un cane per valutarne le alterazioni ormonali e questo sviluppò la sindrome diabetica, confermando l’ipotesi di una possibile eziologia pancreatica del diabete† (2). Trent’anni dopo si è arrivati a comprendere che un particolare ormone prodotto dal pancreas, l’insulina, è capace di regolare la quantità di glucosio nel sangue agendo sul fegato, sui muscoli e sul grasso. La scoperta dell’insulina si deve a Frederick Grant Banting e John James Rickard Macleod, due ricercatori canadesi, che ricevettero, per questo, il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina nel 1923.
Differenti tipi di diabete
Già nell’antichità due forme cliniche di diabete erano state evidenziate: una colpiva i giovani, la cui aspettativa di vita era aumentata dalla terapia insulinica, l’altra si presentava in pazienti anziani, che, invece, potevano sopravvivere senza terapia insulinica. La prima testimonianza di questa distinzione risale all’anno 1000 ed è stata attribuita da Avicenna. Negli anni trenta del secolo scorso, l’ipotesi fisiopatologica alla base delle due forme fu pubblicata da Sir Harold Himsworth, il quale distingueva il diabete “insulino-responsivo” da quello “insulino-non responsivo” ‡(3). Solo nel 1970 fu ufficializzata la distinzione: il Diabete Mellito di tipo 1, causato dalla mancata secrezione di insulina, e il Diabete Mellito di tipo 2, dovuto alla ridotta sensibilità all’ormone§ (4). Tuttavia, ad oggi sappiamo che esistono delle sovrapposizioni nelle diverse forme di diabete: pazienti con Diabete Mellito di tipo 1 possono diventare insulino-resistenti, e quelli con diagnosi di Diabete Mellito di tipo 2 possono sviluppare insulino-deficienza.
Terapie del diabete
I primi trattamenti per il diabete risalgono a più di 300 anni fa e consistevano in diete senza carboidrati o a basso contenuti di zuccheri. La terapia sostitutiva con insulina fu introdotta nella seconda metà del Novecento, quando l’ormone veniva estratto dal pancreas animale, soprattutto di bovini e suini, e iniettato nell’uomo. Diverse insuline di origine animale furono utilizzate negli anni allo scopo di trovare la formulazione meno immunogenica, fino a quando, nel 1982, fu sintetizzata in laboratorio l’insulina umana grazie alla tecnica del DNA ricombinante. Dal 1996 abbiamo a disposizione per il trattamento del diabete anche gli analoghi dell’insulina, cioè insuline sintetiche lievemente differenti per velocità di assorbimento e quindi velocità di azione. Si distinguono, infatti, i “preparati lenti”, che servono a stabilizzare la glicemia e i “preparati rapidi”, che riducono rapidamente la glicemia dopo i pasti.
Nella seconda metà del Novecento furono formulate anche le prime terapie orali ipoglicemizzanti, come le sulfaniluree e i biguanidi, tra cui la metformina, che costituisce ancora oggi il trattamento di prima linea del Diabete Melllito di tipo 2. Negli ultimi vent’anni le possibilità terapeutiche per i pazienti con Diabete Mellito di tipo 2 sono aumentate esponenzialmente, aggiungendo a queste due classi di farmaci altre molecole quali i glinidi, i tiazolinedioni, gli agonisti del GLP-1R, gli antagonisti del DPP4 e gli inibitori del SGLT2. In particolare, i GLP-1RA e gli SGLT2I hanno dimostrato negli ultimi anni di ridurre la mortalità cardiovascolare e totale in modo significativamente maggiore rispetto a tutte le altre classi di farmaci.
Per la terapia del Diabete Mellito di Tipo 1, a partire dagli anni Novanta, è stata introdotta la terapia insulinica ad infusione continua sottocutanea tramite il microinfusore o pompa insulinica, un dispositivo capace di erogare insulina 24 ore su 24 e regolabile dal paziente. Ad oggi è anche possibile effettuare in questi pazienti un trapianto di pancreas totale o di Isole di Langerhans, che contengono le cellule che producono insulina, per curare definitivamente il diabete. Questa possibilità terapeutica deve essere valutata per i suoi rischi e benefici, tenendo a mente che dopo il trapianto il paziente deve essere sottoposto ad una terapia immunosoppressiva a vita. Grandi aspettative sono poste sull’utilizzo di cellule staminali pluripotenti, prelevabili dalla cute, indotte a differenziarsi in cellule che producono insulina e poi trapiantate.
Bibliografia
- *1) Giorgio Weber, Areteo di Cappadocia: interpretazioni e aspetti della formazione anatomo-patologica del Morgagni, Firenze, 1996.
- †2) Bliss M. The discovery of insulin: the inside story. Publ Am Inst Hist Pharm. 1997;16:93-9. PubMed PMID: 11619903.
- ‡3) Himsworth HP (1939) Mechanism of diabetes mellitus (The Goulstonian Lectures). Lancet 118–171
- §4) Zaccardi F, Webb DR, Yates T, Davies MJ. Pathophysiology of type 1 and type 2 diabetes mellitus: a 90-year perspective. Postgrad Med J. 2016 Feb;92(1084):63-9. doi: 10.1136/postgradmedj-2015-133281. Epub 2015 Nov 30. Review. PubMed PMID: 26621825.