Ricevere una diagnosi di diabete mellito (DM) può avere un impatto devastante sulla vita della persona. La presenza inattesa della patologia può essere avvertita come una minaccia all’integrità psico-fisica del soggetto e vissuta come una perdita dello stato di benessere antecedente alla comunicazione del medico. Un elemento rilevante può essere rivestito anche dall’età nella quale viene comunicata la notizia o dalla fase di vita che il soggetto sta attraversando (ad esempio, nel diabete gestazionale). Il diabete può avere ripercussioni sul rapporto con la propria immagine corporea (il corpo viene vissuto come “estraneo”, “traditore”, “non funzionante”); può interferire con la propria sessualità (ad esempio, la comparsa della disfunzione erettile negli uomini); può creare significative oscillazioni dell’umore. La sfera della malattia non coinvolge solo la persona direttamente interessata, ma può chiamare in causa e “s-travolgere” l’intero sistema familiare. La diagnosi (e soprattutto la difficoltà nella gestione della patologia) può avere seri contraccolpi anche nell’ambito amicale, sociale, lavorativo. I soggetti con DM infatti, hanno una probabilità circa doppia, rispetto alla popolazione non diabetica, di sviluppare una sindrome depressiva (Lustman, Anderson, 2000) e il DM inoltre si caratterizza come una delle patologie croniche con i livelli più bassi di autogestione efficace (Gonzalez et al., 2016). La compresenza della depressione rappresenta una delle maggiori cause di insuccesso rispetto alla gestione della malattia cronica. Questo dato è stato confermato da una meta-analisi (Gonzalez et al., 2007) che ha accertato che la depressione comune nei pazienti diabetici è associata a una minore aderenza alle cure e all’autogestione. Iniziare a dover coesistere con il diabete rappresenta dunque un forte stressor per il mondo personale del paziente. La diagnosi di DM può inoltre generare la presenza di ansia, irritabilità generalizzata, scatti di rabbia, disturbi del comportamento alimentare e soprattutto un atteggiamento di rifiuto e di negazione della malattia che rendono ancora più difficile il lavoro dell’équipe multidisciplinare e l’autogestione. Proprio il self-management rappresenta un momento delicato nel mantenimento dello stato di salute e benessere, poiché presuppone il bisogno del paziente di regolare l’assunzione dei farmaci, l’automonitoraggio glicemico, le modificazioni nello stile alimentare e dell’attività fisica e la frequenza delle visite con il team diabetologico (OPL, 2018). In tal senso, il ruolo dello psicologo può apparire funzionale in molte fasi: nella comunicazione della diagnosi, per sostenere ed aiutare l’individuo e la sua famiglia; per contribuire ad una buona accettazione della malattia; per individuare le risorse interne personali e familiari; per avviare un processo di educazione ad uno stile di vita adeguato; per contenere le emozioni negative che potrebbero emergere nelle prime fasi; per favorire il processo di empowerment, ovvero il set di comportamenti autodeterminati basati sui bisogni della persona di sviluppare autonomia e competenza nella gestione della propria salute (Prigge et al., 2015) e ritenuto un elemento centrale nel processo di cura centrato sul paziente.
Gestione
Nell’ambito del management un ruolo importate è svolto dagli aspetti educativi, volti a fornire alla persona con DM tutte le informazioni sulla propria patologia ma soprattutto gli strumenti per intervenire sulla strutturazione di un corretto stile di vita. Per far questo c’è bisogno anche di collaborazione tra le parti in causa, ed in tal senso appare utile investire sulle risorse interne del soggetto. Il coinvolgimento positivo del Sé del paziente specialmente nelle aree del controllo, dell’empowerment e dell’efficacia possono diventare tre elementi di sostegno sui quali “poggiare” per costruire una base sicura, che favorisca coinvolgimento e crei una forte alleanza terapeutica tra operatore sanitario e paziente. Rendere la persona autonoma, farla sentire al centro dei processi decisionali e parte attiva nel raggiungimento dei traguardi terapeutici permette di combattere la scarsa aderenza, dove con questo termine si intende la disponibilità del paziente di seguire le raccomandazioni stabilite con l’operatore sanitario (Gonzalez et al., 2016). Il raggiungimento degli obiettivi terapeutici inoltre rafforza l’autostima nella misura in cui il cambiamento viene vissuto come auto-diretto. Come suggerito da Romboli e Panuccio (2018), un modello ideale di gestione integrata presuppone la presenza indispensabile di alcuni elementi ritenuti essenziali per l’assistenza: adozione di un protocollo diagnostico-terapeutico condiviso da tutti i soggetti interessati, ricavato dalle linee-guida internazionali e/o nazionali e integrato dalla conoscenza delle risorse disponibili; formazione degli operatori sulla malattia diabetica e le sue complicanze secondo un approccio multidisciplinare integrato; identificazione delle persone con diabete da avviare a un percorso di gestione integrata; adesione informata alla gestione integrata e coinvolgimento attivo del paziente nel percorso di cura; presenza di un sistema informativo idoneo specialmente attraverso indicatori clinici di processo, di esito intermedio e di esito finale; l’approccio integrato deve essere tale in tutti i setting e in tutti i momenti del percorso del paziente e ci deve essere una forte continuità e omogeneità di approccio tra le fasi di ricovero e l’ambito extra-ospedaliero.
Conclusioni
La creazione di un team multidisciplinare e di un processo di cura personalizzato e centrato sui bisogni del paziente, la capacità di stimolare nella persona con DM i processi di coping e problem solving, la volontà di sviluppare ed incrementare la resilienza e l’empowerment del paziente nella creazione di un obiettivo di salute da raggiungere, dandogli la possibilità di sperimentare il senso di autoefficacia possono rivelarsi aree importanti del lavoro in diabetologia, nelle quali la figura dello psicologo può svolgere un ruolo importante nel contribuire a migliorare la qualità di vita della persona con diabete.
Bibliografia
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Lustman P.J., Anderson R.J., Freedland K.E., De Groot M., Carney R.M., Clouse R.E., (2000). “Depression and poor glycemic control: a meta-analytic review of the literature”, Diabetes Care, 23(7): 934-42.
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