E’ ormai nota la fondamentale importanza della terapia medica nutrizionale nella cura del diabete. Infatti tale terapia dovrebbe essere sempre prescritta come primo approccio alla patologia diabetica, come è stato recentemente ribadito negli aggiornamenti 2018 degli Standard italiani per la cura del diabete mellito a cura della Società italiana di Diabetologia. D’altro canto, l’elaborazione di un piano nutrizionale bilanciato e adeguato non solo alla patologia diabetica (Tabella 1), ma anche alle altre comorbilità del paziente (ad esempio le patologie ascrivibili ad un quadro di sindrome metabolica quali malnutrizione per eccesso, ipertensione arteriosa, bassi livelli di HDL e ipertrigliceridemia) gioca un ruolo chiave nel raggiungimento e nel mantenimento di un buon compenso glicometabolico, ed è altresì riconosciuta da tutte le società scientifiche nazionali1 ed internazionali2 come componente imprescindibile di uno stile di vita salutare.
Pertanto l’ormai obsoleto termine di “dieta per il paziente diabetico” è stato sostituito, nell’ambito delle Linee Guida, con il termine scientificamente più appropriato di “terapia medica nutrizionale” o “Medical Nutrition Therapy (MNT)”.
Le persone affette da alterazioni glicemiche o diabete devono ricevere, preferibilmente da una figura con adeguate competenze in nutrizione clinica, una terapia nutrizionale individualizzata ai fini di raggiungere più precocemente i target stabiliti in termini antropometrici e bioumorali
La consulenza dietologica deve tener conto delle esigenze personali, del livello di compliance che il paziente può raggiungere.
Un approccio multispecialistico è necessario per integrare la terapia medica nutrizionale in un più complessivo programma terapeutico.
Un esempio di corretta composizione bromatologica di una MNT per pazienti affetti da T1DM è riportato in tabella 1.
Altri punti chiave dai quali non si può prescindere2 nell’elaborazione di un piano alimentare personalizzato sono:
- L’efficace integrazione della MNT nella quotidianità dell’individuo tenendo conto delle sue preferenze alimentari, delle influenze culturali e religiose, della possibilità di accesso a cibi nutrienti e salutari, della numerosità del nucleo familiare e del tipo di attività lavorativa (ed eventualmente sportiva svolta)
- Una terapia educazionale finalizzata a trasmettere al paziente il concetto di MNT non come “privazione”, ma come miglior gestione dei momenti conviviali. Il cibo dovrebbe mantenere il suo significato di condivisione come peraltro auspicato nella nuova piramide alimentare della dieta mediterranea.
Altro cardine nella terapia comportamentale del diabete di tipo 2 è sicuramente l’attività fisica.
Al fine di migliorare il controllo glicometabolico, l’esercizio fisico è fondamentale per:
- favorire il mantenimento di un peso corporeo adeguato,
- ridurre il rischio cardiovascolare,
- contrastare la steatosi epatica e l’osteoporosi,
- migliorare la qualità di vita percepita
- ottimizzare il bilancio costo/beneficio della terapia.
Le linee guida nazionali e internazionali 1,2 raccomandano almeno 150’ minuti/settimana di attività fisica ad intensità moderata/intensa (50-70% della frequenza cardiaca massimale, con formula di Karvonen) e/o almeno 75 minuti/settimana di esercizio fisico ad elevata intensità (>70% della frequenza cardiaca massimale e interval training).
L’attività fisica deve essere svolta in almeno 3 giorni/settimana e non ci devono essere più di 2 giorni consecutivi senza attività.
Nei soggetti con diabete tipo 2, inoltre, l’esercizio fisico contro resistenza si è dimostrato efficace nel miglioramento del controllo glicometabolico così come la combinazione di attività aerobica e contro resistenza migliorano l’insulino-resistenza e la HbA1c.
Le persone affette da diabete tipo 2 inoltre, dovrebbero essere incoraggiate ad eseguire esercizio fisico contro resistenza secondo un programma concordato con il diabetologo per tutti i maggiori gruppi muscolari, 3 volte/settimana. L’esercizio aerobico riduce altresì le citochine pro-infiammatorie mentre gli esercizi di forza incrementano la massa magra.
L’introduzione di un programma di attività fisica in pazienti sedentari ipocinetici, affetti da obesità morbigena e da sarcopenia tramite esercizi graduali contro resistenza quali piccoli pesi, consente l’avviamento ad alcune attività aerobiche, favorendo il potenziamento muscolare, l’aumento della capacità aerobica e il calo ponderale. Esercizi di flessibilità e mobilità articolare finalizzati a migliorare la propriocezione e la postura sono raccomandati 2-3 volte alla settimana nei soggetti diabetici anziani.

Tabella 1: esempio di composizione bromatologica di una dieta bilanciata per un paziente diabetico1
Bibliografia
- Standard italiani per la cura del diabete mellito SID-AMD 2018 pag. 53-62, 63-72
- American Diabetes Association. Classification and Diagnosis of Diabetes. Diabetes Care. 2018;41, (Suppl 1), S38-S44.
- Standards of Medical Care in Diabetes-ADA 2016,Diabetes Care Volume 39, January 2016 Supplement 1(S99-S104)
