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Dipartimento di Medicina, Divisione di Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo, Università di Verona

Aspetti psicologici legati al diabete mellito tipo 1 (dm t1)

Aspetti psicologici legati al diabete mellito tipo 1 (dm t1)

La gestione del diabete è un processo complesso e multifattoriale influenzato non solo da variabili intrapersonali ma anche sociali e ambientali. Pertanto, caratteristiche individuali ma anche sociali e familiari possono favorire o dall’altra ostacolare i comportamenti di auto-cura classicamente associati al diabete.
Tali fattori includono variabili interne al soggetto quali ansia, depressione, stress, motivazioni-credenze sulla malattia, autoefficacia, grado di accettazione della malattia, ma anche variabili di tipo esterno quali caratteristiche familiari, ambientali e culturali.
In particolare, il DM T1, in quanto malattia cronica, non altera solo il funzionamento biologico dell’individuo, ma provoca anche un notevole cambiamento dello stile di vita, una significativa alterazione dell’immagine corporea e una rottura del precedente equilibrio familiare.
Vi è un ampio numero di studi che dimostrano come il DM T1 possa trasformarsi in un importante fattore di rischio per lo sviluppo di problematiche psicologiche o psichiatriche in tutte le fasce d’età.

Diabete e problematiche psicologiche

2.1 Depressione

E’ noto che il diabete è caratterizzato da un’elevata prevalenza di depressione e disagio psicologico in giovani adolescenti con DM T1. Inoltre la depressione tende ad associarsi con peggior controllo glicemico per scarsa aderenza alla terapia, maggiore rischio per diverse complicanze e più alti tassi di ospedalizzazione.
In persone con diabete, il decorso della depressione è cronico e severo. E’ stato rilevato che i tre quarti dei pazienti ricoverati per un episodio depressivo manifestano una ricaduta nei cinque anni successivi. Gli episodi depressivi potrebbero inoltre essere particolarmente severi poiché diabete e depressione potrebbero influenzarsi reciprocamente l’uno con l’altro a livello neuroendocrino.
Inoltre, da un punto di vista psicologico la presenza della depressione può intaccare la capacità del paziente di mettere in atto comportamenti di cura efficaci. Vissuti di apatia e mancanza di speranza possono contribuire ad innescare un circolo vizioso in cui l’inadeguata gestione della malattia determina scarso controllo glicemico e conseguente aggravamento dei sintomi depressivi. Tutto ciò in ultimo provoca lo sviluppo precoce delle complicanze.
Nonostante le numerose evidenze scientifiche, la depressione nelle persone con diabete spesso non è diagnosticata e pertanto non trattata.

2.2. Paura dell’ipoglicemia

Persone con DM T1 sono a più alto rischio di sviluppare disturbi d’ansia rispetto alla popolazione in generale poiché la malattia li espone a un maggiore quantitativo di timori e preoccupazioni. Paura dell’ipoglicemia, delle complicanze e dell’impatto del diabete sulla vita quotidiana sono esempi dei più frequenti pensieri ansiogeni.
L’ipoglicemia è un evento che si accompagna a numerosi sintomi fisici e psicologici spiacevoli e proprio per questo alcune persone con DM T1 possono sviluppare un’eccessiva apprensione fino al manifestarsi di vere e proprie fobie.
La paura dell’ipoglicemia è definita come “il grado di paura associato a episodi di ipoglicemia e le sue conseguenze negative” e include la paura delle conseguenze acute negative per la salute, la paura di perdere il controllo e l’indebolimento cognitivo che può portare a comportamenti socialmente inaccettabili.
E’ stato rilevato che il 20-30% di persone con DM T1 e elevato distress psicologico manifestano un grado significativo di paura dell’ipoglicemia.
Inoltre, persone con preesistenti tratti di ansietà o fobia sono più vulnerabili a sviluppare paura dell’ipoglicemia e a utilizzare comportamenti di evitamento quali riduzione della dose d’insulina o maggiore consumo di cibo per gestire tale condizione.
La paura dell’ipoglicemia può influire negativamente sulla gestione del diabete. La preoccupazione eccessiva può favorire la messa in atto di strategie dannose che da un punto di vista psicologico proteggono dall’ansia ma in quanto disfunzionali possono influire negativamente sul controllo glicemico.
Inoltre, la paura dell’ipoglicemia può agire come barriera per il regolare svolgimento dell’attività fisica e/o sportiva e può alterare diversi comportamenti di auto-cura quali il monitoraggio giornaliero della glicemia. In alcuni casi l’ansia può spingere le persone con DM T1 a controlli eccessivi e in altri casi può favorire l’innescarsi di comportamenti di evitamento fobico con conseguente riduzione delle misurazioni.
Comportamenti ansiosi riguardo la glicemia possono presentarsi dall’infanzia e date le conseguenze negative associate agli episodi ipoglicemici, in particolare quelli di natura severa, non sorprende che anche i genitori siano a rischio di sviluppare la paura di ipoglicemia nei confronti dei figli, influenzandone i comportamenti di auto cura, soprattutto da parte delle madri.
La presenza nei genitori di vissuti di ansia e paura dell’ipoglicemia potrebbe determinare la compromissione della loro capacità di gestire il diabete del figlio e determinare in ultimo un peggioramento del controllo glicemico.
La paura dell’ipoglicemia si associa inoltre a una riduzione della qualità della vita del paziente e della famiglia, che può portare all’aumento di sintomatologia depressiva soprattutto nei genitori di bambini affetti da DM T1, manifestando anch’essi problemi di sonno o preoccupazione eccessiva per il rischio di ipoglicemia.
In ogni caso, in letteratura sono presenti alcune evidenze scientifiche circa la validità di trattamenti terapeutici in grado di ridurre significativamente ansia e timori eccessivi.

2.3. Disturbi dell’alimentazione

I disturbi dell’alimentazione (DCA) sono definiti come persistenti disturbi della sfera alimentare o di comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, che danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta.
Diversi studi hanno mostrato che in persone con DM T1 la prevalenza di DCA è di 2-3 volte maggiore rispetto alla popolazione in generale. Un recente studio ha rilevato che la percentuale di DCA è più alta nella popolazione femminile rispetto a quella maschile (24.8% vs 13.3%, rispettivamente).
E’ noto che le preoccupazioni inerenti alla gestione del peso e alla necessità di aderire a un regime dietetico sembrano agire come fattori predisponenti lo sviluppo di DCA soprattutto in giovani donne con DM T1.
In persone con diabete, i DCA presentano una configurazione patologica del tutto simile alla popolazione in generale con l’aggiunta di sintomi diabete-specifici quali l’omissione volontaria dell’insulina (insulin purging) come metodo per controllare il peso corporeo in sostituzione del vomito tipico della bulimia.
In particolare, la mancata somministrazione d’insulina prima del pasto determina un marcato aumento della glicemia con conseguente glicosuria e poliuria. Il risultato finale è l’escrezione di glucosio con le urine e successivo calo del peso per disidratazione e riduzione delle quantità di calorie.
L’insulin purging può compromettere in modo severo il controllo glicemico con devastanti conseguenze sulla propria salute. I DCA (specialmente la Bulimia) si associano, infatti, a scarso controllo glicemico. Persone con DM T1 e DCA manifestano scarsa aderenza al regime dietetico suggerito e un comportamento alimentare alterato e in linea con i loro convincimenti.
Alcuni autori hanno rilevato che chetoacidosi frequenti, specialmente in giovani donne, sono un segnale della presenza di DCA e dell’uso di insulin purging per controllare il peso corporeo.

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