Il diabete è una delle più grandi emergenze mondiali della nostra epoca. Attualmente, sono 425 milioni i soggetti affetti da questa patologia in tutto il mondo [1]. Le dimensioni epidemiche del fenomeno hanno un considerevole impatto sulla società e sui sistemi sanitari. D’altra parte, sotto una prospettiva più individuale, il diabete è una patologia cronica e, come tale, investe ogni aspetto della vita sociale del soggetto affetto.
Diabete e famiglia
La famiglia è il primo contesto sociale in cui è inserito ciascun individuo. Il diabete ha un impatto notevole sul nucleo familiare: i membri della famiglia del paziente affetto sono direttamente coinvolti nella gestione quotidiana della malattia (aderenza alla dieta, somministrazione dei farmaci, monitoraggio della glicemia, ecc.) e contribuiscono attivamente al raggiungimento di un soddisfacente controllo metabolico. Per contro, un contesto familiare non collaborante, può avere effetti negativi sul controllo della malattia e delle sue complicanze.
Diabete e lavoro
In Italia, circa il 35% dei soggetti diabetici è nel pieno dell’età lavorativa (tra i 20 e i 64 anni) [2]. Nonostante le persone con diabete possano svolgere quasi tutte le professioni, è ancora diffuso il pregiudizio che tale patologia comporti in tutti i casi una riduzione del rendimento lavorativo (frequenti assenze, episodi di malessere sul luogo di lavoro, ecc.). La legge italiana definisce il diabete “una patologia di alto interesse sociale” e sancisce il divieto di discriminazione nei riguardi dei pazienti affetti nel mondo del lavoro, sia in ambito pubblico che privato (Legge 115/1987). Il soggetto con diabete deve, in ogni caso, essere educato ad affrontare problematiche relative alla gestione della malattia nel contesto lavorativo: episodi di ipoglicemia dopo sforzi fisici intensi, iperglicemia da prolungata sedentarietà, turni di lavoro e trasferte che modificano gli orari dei pasti o che non consentono di rispettare le modalità di somministrazione dei farmaci indicate dal diabetologo, ecc.
Diabete e scuola
Il diritto allo studio è un diritto fondamentale della persona. E’ necessario pertanto garantire a bambini e ragazzi con diabete una vita scolastica, sociale e di relazione al pari di quella dei coetanei non diabetici. Tuttavia, ad oggi, non sempre bambini, genitori ed insegnanti ricevono un sostegno adeguato ed una specifica educazione per la gestione delle problematiche connesse con la malattia a scuola (per esempio: l’attenzione al cibo nelle mense scolastiche, la somministrazione di insulina, la gestione dell’ipoglicemia…).
Sebbene quasi tutte le attività lavorative, sportive e ludiche possano essere svolte dalla persona con diabete senza importanti limitazioni, la paura dell’ipoglicemia spesso pervade ogni ambito della vita sociale dell’individuo e dei suoi parenti, amici e colleghi, ponendo delle restrizioni sia consapevoli che inconsapevoli. Le principali preoccupazioni riguardano le conseguenze dell’episodio ipoglicemico grave (incidenti, comportamento bizzarro o perdita di conoscenza) che generano imbarazzo sociale.
Il diabete non investe esclusivamente la sfera individuale della persona affetta, ma è un problema di salute globale. Gli elevati costi umani, sociali ed economici che ne derivano hanno un impatto devastante su intere comunità. Come è noto, il diabete è una delle patologie croniche a maggiore diffusione nei Paesi industrializzati, dove si associa fortemente allo svantaggio socioeconomico [3]. Infatti, i gruppi sociali più colpiti sono quelli più deboli, con una rete sociale scarsa o assente, con risorse economiche ridotte o insufficienti e basso titolo di studio. In particolare, gli stili di vita poco salutari che favoriscono l’insorgenza del diabete, come la sedentarietà e le errate abitudini alimentari, sono ampiamente diffusi tra i gruppi sociali più fragili. Anche la scarsa attenzione ai controlli dello stato di salute si osserva maggiormente tra i meno abbienti, per risorse economiche limitate, o tra i gruppi con basso livello di istruzione, per scarsa consapevolezza. In Italia, sia la prevalenza che la mortalità per diabete risultano più elevate tra le persone con basso titolo di studio. E’ notevole anche la disparità tra i sessi: le donne diabetiche hanno minor livello di istruzione rispetto agli uomini diabetici, per ogni classe di età [3].
Per quel che concerne gli aspetti socio-demografici, la diffusione del diabete in Italia è maggiore nelle regioni del Mezzogiorno, con un tasso di prevalenza pari al 5,8% contro il 4,0% del Nord. Anche la mortalità per diabete è maggiore al Sud, in entrambi i sessi [3].
Un emergente fenomeno socio-demografico che desta notevole preoccupazione è la diffusione epidemica del diabete nelle aree urbane. Oggi, più del 50% della popolazione mondiale vive nelle città e il 65% delle persone con diabete vive in contesti urbani. Questo fenomeno è stato definito urban diabetes [4]. Nel 2017, la prevalenza del diabete in aree urbane è risultata maggiore rispetto alle aree rurali (10.2% vs 6.9%). Vivere in città si accompagna a cambiamenti sostanziali degli stili di vita: le attività lavorative sempre più sedentarie, la scarsa attività fisica e le errate abitudini alimentari sono i principali fattori socio-culturali che favoriscono l’aumento della prevalenza del diabete nelle aree urbane.
Dal punto di vista socio-economico, il diabete rappresenta una delle più costose malattie sociali della nostra epoca. L’ impatto economico è molteplice e complesso. Da un lato emergono notevoli costi diretti, tra cui i costi che derivano da ricoveri ospedalieri per complicanze acute e croniche, cure infermieristiche, prestazioni specialistiche, prescrizione di farmaci, automonitoraggio del glucosio. In gran parte i costi diretti associati alla malattia sono dovuti al trattamento delle complicanze cardiovascolari. Dall’altro lato, il diabete può determinare una compromissione della capacità lavorativa, con conseguente riduzione della produttività, per assenze ripetute dal posto di lavoro o pensionamento anticipato (costi sanitari indiretti).
Per tali aspetti, in gran parte ancora non adeguatamente studiati, il diabete può essere considerato a tutti gli effetti una “patologia sociale”, che limita la capacità di autorealizzazione, sia globale, per i notevoli ed inaccettabili costi umani ed economici che gravano su intere popolazioni, che individuale, per l’impatto psicologico che ha su ciascun paziente affetto.
Bibliografia
[1] IDF Diabetes Atlas – 8th Edition 2017. http://diabetesatlas.org/resources/2017-atlas.html
[2] Osservatorio ARNO Diabete. Il profilo assistenziale della popolazione con diabete. Rapporto 2017. http://www.arno.cineca.it
[3] ISTAT. Il diabete in Italia. Report (anni 2000-2016). https://istat.it
[4] Cities Changing Diabetes. Un nuovo progetto globale per far fronte alla sfida che il diabete pone nelle grandi città. https://healthcitythinktank.org/